THEY LOVE OUR COUNTRY ( EVERY PART OF IT )
They love our country (every part of it) è un’installazione che utilizza la potenza del linguaggio e della simbologia animale per denunciare il bracconaggio e l’ipocrisia del neocolonialismo estrattivo. L’opera presenta una frase racchiusa tra parentesi, dove i segni grafici della punteggiatura sono sostituiti da due maestose zanne di elefante.
Il titolo completo, che si compone unendo il nome dell’opera alla scritta racchiusa nelle zanne, svela una verità amara: l’amore sbandierato dalle nazioni più ricche verso i paesi in via di sviluppo è spesso solo una maschera per un possesso predatorio. Se in superficie il turismo e la retorica diplomatica celebrano la cultura e la bellezza paesaggistica, l’opera di Papi sottolinea come questo "amore" si estenda, senza scrupoli, fino alle risorse più intime e vitali del territorio — inclusa la fauna selvatica trasformata in trofeo o merce di scambio.
Le zanne, che fungono da parentesi, isolano e "sezionano" il concetto di nazione, riducendola a un insieme di parti da consumare. L’avorio diventa il simbolo di un mercato alimentato dal desiderio dei paesi dominanti, che aggirano le leggi e la morale per soddisfare un collezionismo feticista. In They love our country, l’artista denuncia un turismo deturpante e un sistema globale dove la passione per l’esotico non è che una forma evoluta di rapina, capace di amare una terra fino a smembrarne ogni singola parte.
--
--
They love our country (every part of it) is an installation that harnesses the power of language and animal symbolism to denounce poaching and the hypocrisy of extractive neo-colonialism. The work features a phrase enclosed in parentheses, where the punctuation marks are replaced by two majestic elephant tusks.
The full title, formed by joining the name of the piece with the text enclosed within the tusks, reveals a bitter truth: the love proclaimed by wealthier nations toward developing countries is often merely a mask for predatory possession. While surface-level tourism and diplomatic rhetoric celebrate culture and scenic beauty, Papi’s work emphasizes how this "love" extends, without scruples, to the territory's most intimate and vital resources—including wildlife transformed into trophies or commodities.
The tusks, acting as parentheses, isolate and "dissect" the concept of a nation, reducing it to a collection of parts to be consumed. The ivory becomes the symbol of a market fueled by the desires of dominant countries, which bypass laws and morality to satisfy a fetishistic consumerism. In They love our country, the artist denounces a scarring form of tourism and a global system where the passion for the exotic is nothing more than an evolved form of robbery, capable of loving a land to the point of dismembering its every part.