BLACKOUT
In Blackout, l'iconografia del terrore incontra la quotidianità domestica. Sostituendo la lama d’acciaio di una ghigliottina con una comune tapparella, l'opera trasla il concetto di "esecuzione" dal piano fisico a quello esistenziale e sociale. La serranda diventa il confine tra la vita e l’oblio: in un’epoca segnata da crisi energetiche e conflitti, la privazione della luce non è solo un disagio tecnico, ma una condanna all’oscurità della coscienza. L’opera richiama inoltre il trauma collettivo del lockdown, dove la chiusura delle finestre — unico diaframma verso il mondo — ha sancito la morte della socialità, trasformando le abitazioni in celle d’isolamento e gli individui in prigionieri del silenzio.
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In Blackout, the iconography of terror meets domestic everyday life. By replacing the steel blade of a guillotine with a common window shutter, the work shifts the concept of "execution" from a physical plane to an existential and social one. The shutter becomes the threshold between life and oblivion: in an era marked by energy crises and conflicts, the deprivation of light is not merely a technical inconvenience, but a sentence to the darkness of consciousness.
Furthermore, the work evokes the collective trauma of the lockdown, where the closing of windows—the sole diaphragm connected to the outside world—marked the death of sociality, transforming homes into isolation cells and individuals into prisoners of silence.

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